“Non aver paura della perfezione, non la raggiungerai mai”
Salvador Dalì

Tutti noi, in quanto esseri umani, abbiamo in mente l’idea di perfezione. È un’idea che ha una sua funzionalità, poiché ci consente di constatare ciò che, in una situazione o in un’altra, può essere migliorato. L’idea di perfezione, se utilizzata con flessibilità, può essere quindi un’alleata della nostra crescita, poiché concorre al progresso dell’uomo inteso sia nell’accezione di essere umano, sia nell’accezione di noi come singoli individui.

QUANDO L’IDEA DI PERFEZIONE PERVADE LA NOSTRA VITA

Tuttavia è anche un’idea un po’ strana, perché pur avendola nella nostra mente, sappiamo che in natura non esiste. E per questo può giocare brutti scherzi. Infatti, quando non riusciamo a distinguere tra ciò che pensiamo e la realtà, l’idea di perfezione può diventare pervasiva e noi rischiamo di entrare in preda al perfezionismo, ovvero alla tendenza di voler apparire sempre perfetti e credere che sia possibile esserlo.

Perfezionista è colui che si costruisce una rappresentazione ideale della realtà e di ciò che vorrebbe realizzare. Per questo motivo si pone livelli di standard troppo elevati, spesso irragionevoli, e con difficoltà accetta di sbagliare. Il perfezionista fa fatica a vedere i fallimenti come occasioni di apprendimento e le vive come catastrofi, sovrastimandone le conseguenze negative. Pertanto rifiuta risultati negativi o mediocri.

LE CONSEGUENZE DEL PERFEZIONISMO

Un eccessivo perfezionismo può essere fonte di ansia per via delle aspettative troppo elevate che ci creiamo e che a loro volta producono in noi il continuo timore di non essere all’altezza. La paura del fallimento è quindi dietro l’angolo. Alla base c’è il timore del giudizio degli altri e un forte autogiudizio. Non possiamo permetterci di commettere errori o di essere imperfetti, perché altrimenti pensiamo che gli altri potrebbero avere un giudizio negativo su di noi. Oppure (che in fondo è la stessa cosa!) non possiamo permetterci di sbagliare perché siamo molto esigenti con noi stessi. E quindi ci blocchiamo. Ma questo crea un circolo vizioso che alimenta la nostra sensazione di non essere all’altezza minando fortemente la nostra autostima.

PERFEZIONISMO E CAMBIAMENTO

L’atteggiamento perfezionista può invadere una o più aree della nostra vita e può diventare una forma di rigidità che ci impedisce di realizzare i cambiamenti desiderati.

Se infatti ci creiamo aspettative e standard troppo alti, corriamo il rischio di bloccarci di fronte alle novità e quindi di fronte a possibili cambiamenti oppure quando decidiamo di raggiungere un obiettivo. Il perfezionismo è infatti un’ottima strategia di autosabotaggio e di evitamento: poiché ci poniamo aspettative troppo alte, a tratti irraggiungibili, preferiamo procrastinare oppure evitare di affrontare completamente la situazione piuttosto che affrontare un possibile fallimento. A causa della paura di fallire rischiamo di non portare a termine obiettivi, progetti, esami, oppure per farlo impieghiamo tempi lunghissimi perché abbiamo il bisogno di sentirci sicuri al 100% di avere successo.

Insieme all’ansia, nasce così un’insoddisfazione cronica che spesso si accompagna alla tristezza.

Il perfezionismo diventa così un’ottima strategia per creare insuccesso.

COSA POSSIAMO FARE?

Un primo passo da compiere è quello di diventare consapevoli. Molti di noi adottano questa modalità e non sanno di farlo. Tra l’altro, nel suo bisogno di perfezione, il perfezionista ammetterà con difficoltà di avere un problema. Quindi, ripeto, consapevolezza! Stiamo cercando di realizzare un progetto e non riusciamo a portarlo a termine? Siamo molto giudicanti verso noi stessi? Osserviamoci! Forse stiamo cercando la perfezione.

Un secondo passo può essere quello di comprendere quali sono le nostre rappresentazioni mentali e quanto queste siano idealizzanti: A che cosa sto tendendo? Cosa voglio realizzare? Quando saprò di averlo realizzato?

Un terzo passaggio, fondamentale, consiste nell’essere clementi con se stessi. Questo vuol dire accettare gli errori e classificarli come azioni sbagliate (“Ho compiuto un errore”; “Ho sbagliato qualcosa”) e non trasformarli in una nostra caratteristica personale (“Io sono sbagliato”; “Sono un fallito”; “Non vado bene”). Tra l’altro gli errori possono essere una grande occasione per imparare, crescere e migliorare. Ma di questo magari parleremo in un altro articolo.

Infine, se ci accorgiamo che le emozioni ci sovrastano, che siamo ancora bloccati, che alcuni pensieri stanno sempre lì e non si smuovono, possiamo regalarci un percorso di crescita personale grazie al quale un professionista può aiutarci a osservare le nostre modalità, ad ammorbidire le rigidità e a trovare strategie utili.