“L’unico vero errore è quello da cui non impariamo nulla”
Henry Ford
Quante volte nella nostra vita le cose non sono andate secondo i piani. Quante volte abbiamo dovuto modificare la rotta, ridefinire le strategie, rinegoziare gli obiettivi.
Di fronte ad una realtà come quella che viviamo, sarebbe utopia credere che tutto possa procedere in maniera lineare. La complessità della vita ci pone di fronte a diverse sfide e ci fa muovere tra momenti prevedibili e situazioni impreviste, tra cadute e risalite, tra successi e fallimenti.
Per questo motivo possiamo fare una scelta che ci sembra giusta in una circostanza, ma che si rivela sbagliata più tardi, oppure possiamo fare una scelta che nell’immediato non ci convince o addirittura provoca effetti negativi e che poi nel lungo periodo ci fa scoprire qualcosa di bello o di importante.
Lo sapeva bene Thomas Edison, che prima di riuscire ad inventare la lampadina dovette passare attraverso migliaia di tentativi falliti. Lo sapeva bene anche Alexander Fleming, che per una dimenticanza scoprì la penicillina.
FALLIMENTO O ERRORE?
Tuttavia, molte volte viviamo gli errori come dei fallimenti. Come se l’errore fosse una possibilità non contemplata. Solo che nella nostra mente l’idea di fallimento è un’idea che ci investe negativamente nella nostra totalità, nella nostra identità, e per questo tendiamo a sentirla come un marchio indelebile e come uno stigma sociale: “Sono un fallito” oppure “Non ce la farò mai”.
In realtà, gli errori non sono eventi straordinari, bensì elementi connaturati al nostro percorso di vita, perché la vita è fatta di alti e di bassi, di successi e insuccessi. Come diceva infatti lo psichiatra americano Theodore Isaac Rubin “il problema non è che vi sono problemi; il problema è aspettarsi che non ce ne siano e pensare che avere un problema sia un problema”.
Dunque se viviamo l’errore come un evento anomalo, come un fallimento che ci pone di fronte ad un vicolo cieco, non faremo altro che provare frustrazione, ansia, paura e immobilismo. In questo modo rischiamo di bloccarci nel portare avanti i nostri progetti.
Se invece impariamo ad accettare l’errore come un elemento naturale che è parte integrante della nostra vita complessa, impareremo anche a dargli il giusto peso.
“L’errore […] provoca le menti savie a osservar più in là, e dà occasione, anzi necessità di scoprire. È come una pietra dove inciampa e cade chi va avanti alla cieca; e per chi sa alzare il piede diventa scalino”
Alessandro Manzoni
ERRANDO SI IMPARA
Inoltre, anche se a volte (o spesso) non ce ne accorgiamo o abbiamo difficoltà ad ammetterlo, l’errore è un prezioso, anzi necessario, strumento di apprendimento. Non possediamo la cultura del fallimento e non siamo in grado di accettare l’incertezza senza esserne intimoriti e destabilizzati. Tuttavia la verità è che il nostro cervello apprende attraverso prove ed errori. A qualsiasi età. È cadendo e commettendo errori che impariamo a parlare, camminare, andare in bicicletta, guidare la macchina, nuotare.
L’errore è una fondamentale fonte di informazione e di conoscenza, perché ci consente di apprendere attraverso una costante riorganizzazione interna, dandoci la possibilità di adattarci continuamente al nostro ambiente e alle nostre relazioni.
Occorre dunque alfabetizzarci al rischio e al pensiero laterale. Il fallimento è un’esperienza di apprendimento grazie al quale correggiamo e ricalibriamo le nostre forze. E possiamo farlo ponendoci le giuste domande che ci servono per distruggere, smontare, buttare e ricostruire: Dove ho sbagliato? Cosa posso imparare da questo errore? Cosa desidero realmente per me? Cosa mi dice questo errore rispetto alla direzione che stanno prendendo i miei progetti? Cosa posso/devo modificare per fare in modo che la prossima volta vada nel verso giusto?
Bisogna vivere ed essere preparati ad affrontare le situazioni che mettono in discussione le nostre certezze, perché spesso gli insuccessi sono in realtà esperimenti che ci aiutano a capire chi siamo e che cosa vogliamo davvero.




